Certo dovrei smetterla e stare tranquilla. Ho la pensione e nonostante l'età sto abbastanza bene: non tutti arrivano a 96 anni ancora lucidi, non bisognosi di assistenza e sufficientemente autonomi. Dovrei essere serena e gioire della mia situazione.
Invece ogni tanto sono bizzosa, irascibile; magari anche fastidiosa. Chiedo scusa e vorrei spiegarmi. Sono irrequieta, tutto qui. Come mai? Sai, alla mia età la morte è più di un pensiero quotidiano. Forse anche tu, che sei giovane, ti interrogherai su cosa ci sarà dopo e come sarà quando dirai addio a tutto quanto conosci. Ma il momento dell'addio per te è remoto, lontano: troppo perché tu possa comprenderlo. Pensa all'agitazione che hai in questi giorni che si avvicina l'esame di maturità; oppure prova ad immaginare come dormirai la notte precedente il primo colloquio di lavoro. Quello che sto per affrontare, come ben capisci, è molto più importante. Non dovrei essere agitata, tesa, impaurita? Il momento della verità per me è vicinissimo; parlare al futuro non ha senso perché ogni domani è incerto. Non lo dico per commiserarmi, ma perché anche tu possa fare le tue riflessioni sul peso che hanno gli eventi e sul valore che va dato alla vita. Non voglio metterti paura ma ricorda che la condizione che sto vivendo io ora, dovrai viverla anche tu. Vorrei essere serena perché il ciclo della vita è questo: ma l'ignoto che sto per affrontare non può lasciarmi indifferente. Capisco le tue tensioni per l' esame imminente che dovrai sostenere; prova a pensare alle mie, ora che si avvicina l'istante in cui, dicendo addio a tutto quanto conosco e a ogni mia certezza, avrò le risposte a tutti gli interrogativi dell'umanità.
...e della filosofia...
venerdì 15 maggio 2015
La forza della mente
Siamo i nostri pensieri, di successo e di sconfitta, di forza e debolezza. Ma per vincere bisogna osare e i bilanci vanno fatti una volta tagliato il traguardo, mai prima.
Sono stufo
L'essere umano mi ha stufato: non vede che i progressi di oggi altro non sono che la prova dei limiti di ieri.
martedì 24 febbraio 2015
Nati per caso
Molti sostengono che gli esseri umani siano fatti benissimo; in realtà gli esseri umani, prodotti dal caso, hanno un livello qualitativo appena sufficiente per poter funzionare. Siamo un delicato prodotto di geometria e caso,siamo ciò che non è passato nello spietato setaccio del primo giorno.
domenica 1 giugno 2014
Buono da guardare
Scrivo, come sempre, una mia riflessione personale.
Ognuno sarà libero di verificare se la stessa sia valida anche per la propria persona o potrà adattarla al proprio modo di sentire e di vivere.
Per la mia esperienza personale esistono tre tipi di cibo:
- il cibo da ordinare
- il cibo da mettere in bocca e gustare
- il cibo da mangiare
Il cibo da ordinare è quella pietanza che si desidera ordinare ma che in realtà non si vuole mangiare: è un cibo che ci soddisfa pienamente già nel momento dell'ordine. Anzi: mangiare il cibo da ordinare è deleterio per il valore mental - nutritivo del cibo stesso. Il valore e il sapore del cibo da ordinare viene inevitabilmente rovinato nel momento in cui lo stesso viene mangiato. Il cibo da ordinare, in sostanza, è più buono come idea che come alimento. E' il cibo idealizzato che ha la sua massima espressione nella mente - lì ha tutto il suo gusto. Nella realtà il cibo da ordinare non avrà mai il gusto che ci aspettiamo. Il cibo da ordinare va solo ordinato e saremo già soddisfatti.
Non credo esistano ristoranti che offrano la possibilità di specificare al momento dell'ordine che il cibo è solo da ordinare. Il cibo da ordinare infatti non dovrebbe esserci portato. E se ci viene portato, allora non deve essere mangiato. Una valida alternativa è quella di ordinarlo assieme ad un amico che lo ritenga invece cibo da mangiare. Io lo oridino e lo guardo, l'amico lo mangia e lo paga.
Per me tipico cibo da ordinare è la frittura di calamari.
Il cibo da mettere in bocca e gustare è quella pietanza che non ci basta ordinare, ma che ci soddisfa pienamente nel momento in cui lo mettiamo in bocca. Mentre il gusto del cibo da ordinare è precedente e superiore se non viene inserito in bocca, il cibo da mettere in bocca e gustare non possiede una idea preesistente così definita, chiara e puntuale da permetterci di non gustarlo: il cibo da mettere in bocca e gustare deve essere messo in bocca e gustato ma, attenzione, non degluttito.
Degluttire infatti il cibo da mettere in bocca e gustare è un modo per rovinare il valore e il piacere del cibo stesso. Questo cibo andrebbe messo in bocca, gustato e sputato, un po' come fanno i sommelier quando gustano il vino.
Per me tiptico cibo da mettere in bocca e gustare è la cioccolata.
Il cibo da mangiare è quel cibo (per fortuna la maggior parte) che ha il diritto di essere inserito nel ciclo completo della nostra alimentazione. E' il cibo del cui gusto abbiamo un'idea che viene sempre confermata nel momento della masticazione e che ha un valore alimentare per cui sarebbe sbagliato non degluttirlo: è il cibo che ci da le energie e i buoni nutrienti, il cibo che ci permette di vivere, di crescere, di stare bene.
E' insomma il cibo con la C maiuscola, che dovremmo essere felici di avere tutti i giorni sulla nostra tavola.
E' il cibo che sono contento di mangire, che mi gusto e che mi fa stare bene.
Come detto quasi tutto il cibo appartiene a questa categoria: per me tipico cibo da mangiare sono le minestre di verdure o di legumi.
Buon appetito!
Ognuno sarà libero di verificare se la stessa sia valida anche per la propria persona o potrà adattarla al proprio modo di sentire e di vivere.
Per la mia esperienza personale esistono tre tipi di cibo:
- il cibo da ordinare
- il cibo da mettere in bocca e gustare
- il cibo da mangiare
Il cibo da ordinare è quella pietanza che si desidera ordinare ma che in realtà non si vuole mangiare: è un cibo che ci soddisfa pienamente già nel momento dell'ordine. Anzi: mangiare il cibo da ordinare è deleterio per il valore mental - nutritivo del cibo stesso. Il valore e il sapore del cibo da ordinare viene inevitabilmente rovinato nel momento in cui lo stesso viene mangiato. Il cibo da ordinare, in sostanza, è più buono come idea che come alimento. E' il cibo idealizzato che ha la sua massima espressione nella mente - lì ha tutto il suo gusto. Nella realtà il cibo da ordinare non avrà mai il gusto che ci aspettiamo. Il cibo da ordinare va solo ordinato e saremo già soddisfatti.
Non credo esistano ristoranti che offrano la possibilità di specificare al momento dell'ordine che il cibo è solo da ordinare. Il cibo da ordinare infatti non dovrebbe esserci portato. E se ci viene portato, allora non deve essere mangiato. Una valida alternativa è quella di ordinarlo assieme ad un amico che lo ritenga invece cibo da mangiare. Io lo oridino e lo guardo, l'amico lo mangia e lo paga.
Per me tipico cibo da ordinare è la frittura di calamari.
Il cibo da mettere in bocca e gustare è quella pietanza che non ci basta ordinare, ma che ci soddisfa pienamente nel momento in cui lo mettiamo in bocca. Mentre il gusto del cibo da ordinare è precedente e superiore se non viene inserito in bocca, il cibo da mettere in bocca e gustare non possiede una idea preesistente così definita, chiara e puntuale da permetterci di non gustarlo: il cibo da mettere in bocca e gustare deve essere messo in bocca e gustato ma, attenzione, non degluttito.
Degluttire infatti il cibo da mettere in bocca e gustare è un modo per rovinare il valore e il piacere del cibo stesso. Questo cibo andrebbe messo in bocca, gustato e sputato, un po' come fanno i sommelier quando gustano il vino.
Per me tiptico cibo da mettere in bocca e gustare è la cioccolata.
Il cibo da mangiare è quel cibo (per fortuna la maggior parte) che ha il diritto di essere inserito nel ciclo completo della nostra alimentazione. E' il cibo del cui gusto abbiamo un'idea che viene sempre confermata nel momento della masticazione e che ha un valore alimentare per cui sarebbe sbagliato non degluttirlo: è il cibo che ci da le energie e i buoni nutrienti, il cibo che ci permette di vivere, di crescere, di stare bene.
E' insomma il cibo con la C maiuscola, che dovremmo essere felici di avere tutti i giorni sulla nostra tavola.
E' il cibo che sono contento di mangire, che mi gusto e che mi fa stare bene.
Come detto quasi tutto il cibo appartiene a questa categoria: per me tipico cibo da mangiare sono le minestre di verdure o di legumi.
Buon appetito!
Vademecum vitae
Ci sono difficoltà che ogni essere umano deve inevitabilmente affrontare nel corso della propria vita. Alcune delle situazioni che si presenteranno sono certe già dal momento della nascita: le hanno dovute affrontare i nostri genitori e prima ancora i genitori dei nostri genitori e le dovranno affrontare i nostri figli e dopo ancora i figli dei nostri figli. Credo che possa essere una buona idea predisporre un "vademecum vitae", che contenga un elenco di tutti questi possibili accadimenti. A fianco ad ogni voce della lista dovrebbe esservi un quadratino, affinchè sia possibile spuntare l'accadimento una volta avvenuto. Fino ad oggi nessuno di noi è stato mai informato di queste situazioni; nessuno di noi ha mai ricevuto questo elenco con indicate in modo chiaro e univoco le difficoltà comuni che dovremo affrontare. Il vantaggio di questo vademecum è evidente: fino dalla tenera età conosceremo le prove che la vita ci farà affrontare. Non tutte, ovviamente, ma quelle che sono capitate a quasi tutti o a tutti e quindi, con altissima probabilità o con assoluta certezza, capiteranno anche a noi. I nostri figli saranno a conoscenza da subito dell'elenco delle difficoltà della vita: questo permetterà loro di considerarle non come "incidenti" ma come caratteristiche fisiologiche al processo dell'esistenza, in quanto comuni, ripetibili e certe. Ogni civiltà ogni popolo avrà il suo elenco, che sarà caratteristico in relazione alle consuetudini di vita del popolo stesso. L’elenco che propongo - un elenco aperto: ogni suggerimento sarà benvenuto - è il seguente (in ordine di più o meno casuale):
- la morte dei propri genitori
- la morte di noi stessi
- l'essere lasciati dalla propria ragazza
- un conflitto nell'ambiente di lavoro
- momenti di tensione con i propri genitori
- un conflitto con i propri figli
- un progetto non andato a buon fine
- l'aver subito un inganno
- una incomprensione con gli amici
- un incidente in auto
-....
- la morte dei propri genitori
- la morte di noi stessi
- l'essere lasciati dalla propria ragazza
- un conflitto nell'ambiente di lavoro
- momenti di tensione con i propri genitori
- un conflitto con i propri figli
- un progetto non andato a buon fine
- l'aver subito un inganno
- una incomprensione con gli amici
- un incidente in auto
-....
mercoledì 30 aprile 2014
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