mercoledì 30 aprile 2014

Certezze?

La storia dell'uomo è fatta di certezze.
Infrante.

Sapere

Sapere significa conoscere più di quanto si riesca a ricordare.

Il nostro futuro: un’ipotesi fantascientifica 2. Anticipazioni.

In un articolo di un giornale del 2059 si parla degli effetti dell’aumento della conoscenza da parte dei cittadini con il conseguente miglioramento delle tecnologie robotiche che ha permesso la quasi totale sostituzione degli esseri umani con le macchine. Questa rivoluzione, che avrebbe creato la distruzione del tessuto sociale nel mondo pre-rivoluzione culturale - in cui l’accumulo del denaro era il motore della vita delle persone - nel nuovo mondo ha segnato un ulteriore passo avanti nella storia dell’umanità, disancorando le persone dal lavoro e permettendo alle stesse di sviluppare le proprie potenzialità, permettendo loro di esprimersi e all’umanità di migliorare. 

Il nostro futuro: un’ipotesi fantascientifica

Per creare il futuro bisogna staccarsi dal presente; l’evoluzione è garantita e facile, ma lenta.
Vogliamo disegnare uno scenario futuro diverso, fantascientifico – ma non troppo. Allora chiediamo aiuto alla ri-evoluzione, la nostra rivoluzione evolutiva. Un passo avanti, quindi, rivoluzionario.

Stralci di articoli di giornali del futuro.

30 aprile 2047: La legge “part time” dopo due anni di applicazione

Dopo due anni dalla applicazione della normativa europea che ha vietato il lavoro full time, creando l’obbligo per le aziende di assumere esclusivamente i lavoratori con contratto a tempo parziale, è stato fatto un primo bilancio per  analizzare gli effetti di questa norma che era stata da molti criticata e da tutti definita come rivoluzionaria.
Fino dal primo mese di applicazione la disoccupazione era calata del 95%, eliminando di fatto il problema della ricerca del posto di lavoro e creando nei cittadini un diffuso ottimismo nei confronti del futuro, con ripercussioni positive inaspettate sulla vendita delle merci, sul mercato immobiliare e sull’aumento delle nascite. L’aumento - come era stato criticamente definito – “artificiale” dei posti di lavoro e la conseguente maggiore disponibilità di scelta, ha permesso alle persone di scegliere il lavoro in base alle proprie attitudini, desideri e capacità. L’avere persone più motivate ha in modo inaspettato aumentato il rendimento dei lavoratori stessi e quindi è incrementata di fatto la produttività del personale e di conseguenza delle aziende. Il minor stress lavorativo ha portato inoltre ad una drastica diminuzione degli infortuni sul lavoro e delle richieste di malattia. Le aziende, quindi, hanno beneficiato oltre che della maggior produttività, anche della minor fragilità dei lavoratori a vantaggio inoltre del sistema sanitario nazionale. La legge “part time” inoltre ha permesso di eliminare le gravi conseguenze sociali legate alla eliminazione dell’istituto della pensione, avvenuto come tutti sanno con il decreto legislativo del 23 febbraio 2045. L’eliminazione della pensione, con l’obbligo per tutti di lavorare, compatibilmente con le proprie condizioni di salute, fino alla totale inabilità a svolgere qualsiasi mansione, aveva infatti sottratto preziose risorse al mondo del volontariato e dell’assistenza famigliare. La normativa, battezzata subito “l’ammazza nonni”, aveva di fatto eliminato la figura del nonno nel ménage famigliare, creando gravissimo disagio per numerose famiglie. La recente normativa non solo ha eliminato il problema, ma ha anche permesso ai genitori di recuperare quel ruolo primario nel processo educativo dei figli che oramai da tempo era stato abbandonato. Ricordiamo inoltre che una corrente della sociologia aveva sottolineato come i bambini cresciuti in parte dai nonni e in parte dalle strutture pubbliche (scuola primaria e secondaria) portassero con sé la contraddizione di uno stimolo al futuro (scuola)  e di uno legame con il passato (nonni) che se da una parte era garanzia di continuità, dall’altra era freno per una totale modernità nella mente degli ora bambini e futuri adulti.
La legge “Part Time” ha quindi rimesso al centro della crescita dei figli i genitori, anche grazie ai corsi a basso costo organizzati sul territorio dal Governo nazionale e sostenuti dal Governo Europeo.
Questi corsi, che trattano di diversi argomenti a scelta da parte del cittadino e che si svolgono nei presìdi culturali nazionali, hanno permesso di sviluppare, tra le altre, le tematiche delle nuove metodologie di gioco educativo, orami capisaldi della educazione infantile dei paesi riferimento (Cina e Stati Uniti), portando di fatto ad un innalzamento delle capacità dei bambini e quindi ad un migliore rendimento scolastico. Anche a causa di questo è in corso in questi giorni un Meeting Europeo, sulla riforma scolastica, per accorpare i programmi e permettere la conclusione dell’iter scolastico con la laurea all’età di 18 anni. Sempre conseguenza della legge sul lavoro a tempo parziale è stata la nascita dei succitati corsi di incremento culturale, resi obbligatori  per due volte a settimana su argomenti a scelta ma con l’obbligo di modificare gli argomenti ogni anno. Questi corsi stanno aumentando la ricchezza culturale del tessuto sociale, creando maggiore coscienza critica nelle persone, più strumenti per ragionare, maggiori innovazioni, maggiore consapevolezza di se stessi e la riduzione quasi a zero della criminalità che fonda le proprie radici nella povertà materiale e culturale. Lo spostamento di ottica dalla centralità del lavoro alla centralità della formazione della persona è stata una sfida importante ma che il quadro sopra descritto delinea come una sfida vinta e che sarà ricordata nella storia come la prima rivoluzione culturale del secolo,  secolo in cui la centralità della conoscenza  ha soppiantato la centralità del denaro, in cui il miglioramento della propria condizione ha iniziato a riferirsi alla propria cultura e non alla propria ricchezza: un secolo che pone le basi per la prospettata eliminazione del denaro come merce di scambio con il miglioramento di sé stessi  come contropartita delle proprie azioni e del proprio lavoro.

sabato 5 aprile 2014

La scultura della vita

Il segreto della vita è come una scultura che deve essere ancora scolpita, nascosta dentro al tronco che modellerà lo scultore. Lo scultore siamo noi e, in base alle nostre esperienze e alla nostra sensibilità personale, lavoreremo quel pezzo di legno. Ma la differenza non è creata solo dallo scultore, ma anche dagli strumenti che lo stesso utilizza. Se gli strumenti sono comuni a tutti gli scultori, allora anche le sculture avranno una uniformità comune. Ma se lo scultore costruisce i suoi scalpelli, allora la scultura avrà inevitabilmente una maggiore somiglianza al pensiero e all'idea dello scultore.

Nell'indagare i fatti della vita dobbiamo prenderci il tempo di costruire gli strumenti: utilizzando gli strumenti che ci sono dati (i concetti senza fondamento di anima, eternità, aldilà, dio ecc), modelleremo sempre un pensiero legato a quello di altri. Buttiamo via questi arnesi ormai vecchi e arrugginiti e proviamo a costruire i nostri scalpelli: dobbiamo partire dalla nostra esperienza, da ciò che vediamo. Non si pensi che sia un modo di procedere semplicistico e rozzo: è esattamente quello utilizzato da sempre dai pensatori. La consapevolezza moderna, potenziata dalle scoperte scientifiche, però, i pensatori del passato non potevano averla.

Il pensiero moderno deve essere nuovo e rivoluzionario, per dare un senso anche metafisico alle conquiste dell'umanità: non c'è modernità se non c'è rivoluzione.

Dialogo tra due amici: chi siamo?

Sono partito dalla considerazione che alcune regole e consuetudini che ci vengono date come Verità o Valori assoluti, in realtà sono totalmente arbitrarie, né assolute né tantomeno verità. Insomma sono regole sociali, quindi relative nel tempo (non sono valide da sempre né per sempre) e nello spazio (anche se oggi sono valide qui, oggi non sono valide da un'altra parte del mondo). Se tali verità facilitassero il vivere delle persone non ci sarebbe alcun problema. Il fatto è però che tali "verità" rendono la vita più difficile perché di fatto sono INNATURALI (prodotto da stratificazioni storiche di consuetudini, prassi, credenze). Nota bene che le consuetudini e la storia entrano in noi attraverso la conoscenza, quindi solo (sottolineo solo) dal momento della nascita. La storia non è dentro di noi in senso fisico (cioè il nostro passato culturale non è come il nostro passato fisico, se non nella misura in cui ha creato modificazioni concrete. Esempio darwiniano: se per trovare il cibo fossero favoriti quelli più alti di statura, ci sarebbe una selezione verso l'alto delle persone. Ma se per 1000 anni una popolazione viene indottrinata sull'esistenza di dio, i figli di questa popolazione non avrebbero questa idea dentro, non vi sarebbe quindi una modifica darwiniana. Il soggetto diviene "credente di dio" ESCLUSIVAMENTE dal momento della nascita. Non importa che la popolazione del soggetto abbia 1000 anni   di storia di parenti che credono in dio o che abbia solo la madre che lo educa che creda in dio. Il risultato non cambia. Corollario è che per assurdo, se potessi prendere un bambino del V sec avanti cristo e portarlo qui oggi, sarebbe fisicamente un bambino del V sec avanti cristo, ma culturalmente un bambino di oggi. Quindi: diventiamo persone di oggi (culturalmente) nel momento della nascita. La nostra storia inizia lì. Per noi europei la più grande fabbrica di falso valori è la chiesa!

Insomma ho iniziato a percepire un contrasto  tra ciò che sono e ciò che le fabbriche di valori dicono che dobbiamo essere. Questi valori innaturali ci creano una scarsa chiarezza, una errata comprensione della realtà: come se avessimo degli occhiali che ci annebbiano la vista e che quindi ci fanno stare male. Parlando con Matteo (che condivide) è saltato fuori un nome: Matrix! Io il film non l'ho mai visto ma mi ha dato uno spunto fantastico! Leggi la trama in internet e pensa ad una Matrix "sociale": grandissima questa frase: « Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. »

Invece, benché fai considerazioni ampie che nel complesso condivido, non sono d'accordo sulle conclusioni. Se ci pensi i 10 comandamenti non sono altro che un complesso di regole fondamentali per LA CIVILE CONVIVENZA quando le leggi e l'ONU non esistevano. Tutte le grandi religioni riprendono gli stessi concetti. Insomma qualcuno (Gesù, Maometto & soci) illuminato ha fornito regole generali di condivisione sociale e per farle rispettare ha introdotto un Giudice Supremo che fornisce il premio finale (paradiso) o punizione (inferno). E quindi oggi a cosa serve la chiesa con tutte le sue sovrastrutture? Non lo so, ma per molti è l'unica consolazione al terrore di annichilimento insito nella morte

In realtà le tue conclusioni mi sembrano viziate da una visione troppo individualistica: nel senso che come riconosci ogni individuo è anche frutto dell'evoluzione della società nel bene e nel male. Nel bene perché senza questo ci prenderemmo ancora a colpi di clava per la supremazia l'uno sull'altro. Nel male per costrizioni sociali che che come individui non condividiamo. Eppure la società si evolve e si apre: l'eutanasia o i diritti ai gay un tempo erano inconcepibili...

Ecco i 10 comandamenti:
Io sono il Signore Dio Tuo:Non avrai altro Dio fuori di me (INUTILE)
Non nominare il nome di Dio invano (INUTILE)
Ricordati di santificare le feste (INUTILE)
Onora il Padre e la Madre (ovvio)
Non uccidere (ovvio)
Non commettere atti impuri (tutto da capire quali sarebbero...)
Non rubare (ovvio)
Non dire falsa testimonianza
Non desiderare la donna d'altri (perché no?)
Non desiderare la roba d'altri    (=non rubare)

I ogni caso non mi sembra che prima dei dieci comandamenti ci fosse il far west e tutti uccidevano le madri, rubassero ecc. Tutte le civiltá precedenti (quella ellenica in primis) erano già avanti. A proposito della morte: la civiltà ellenica e romana  non si preoccupava di cosa ci fosse dopo la morte. L'opinione più diffusa era che la sopravvivenza dell'anima fosse una favola. Nessuna dottrina insegnava che nella morte ci fosse qualcosa oltre il cadavere. Vedi: Anche il chiederci cosa c'è dopo non è assoluto. Non è sempre stato così (né lo sarà). Comunque sia ben chiaro che non voglio convincerti del mio pensiero. Voglio solo dire che ognuno di noi è legittimato ad elaborarne uno proprio, con alla base certamente dei valori universali e condivisi (che non sono certo quelli della chiesa...)

Credo di aver capito ciò che intendi e penso sia giusto avere un'opinione personale di quello che ci circonda, che a volte è mascherato di ipocrisia e ostentazione.

Qualunque manifestazione dell'uomo evidenzia  la relatività dei valori.
Guarda il lavoro, che ci viene venduto come valore assoluto...ma non si parla della qualità del lavoro, del lavoro che assecondi le attitudini delle persone, del tempo che il lavoro sottrae alla crescita personale, che obbliga spesso a relegare ai ritagli di tempo gli affetti, le passioni. Pensa ad una società in cui sia vietato il lavoro full time, in cui le persone possano stare con i propri figli, o fare corsi di lingua o teatro o fare volontariato, o studiare per aumentare la propria cultura personale e migliorare se stessi. Il miglioramento di sé stessi, dei singoli individui, non può che portare al miglioramento dell'umanità: il miglioramento del singolo comporta il miglioramento dell'insieme.  Questo è un, chiamiamolo, super valore. Altro che il lavoro. Il lavoro serve a chi ci governa in primis. La frase "il lavoro nobilita l'uomo" appartiene a quelle frasi che chiamo sudditivizzanti, che ti rendono suddito (un'altra, vedi un po' tu da dove deriva...) è "gli ultimi saranno i primi". Certo! E avanti a...novanta gradi! 

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?


"Dove andiamo" lo sapremo man mano, vivendo il nostro presente con attenzione e in modo critico; la riflessione sul futuro ci serva non per scoprire il futuro, ma per illuminare il presente; sia uno stimolo per migliorare ora.
"Da dove veniamo": con esattezza forse non lo sapremo mai: la storia è ricca di pagine mancanti o incomplete, ricostruzioni, ipotesi. La storia è poco chiara, anche quella più recente è incerta.
La storia sedimentata è garantita ma fuorviante, ci offre un'idea che non è però la verità.

La scienza già lo sa, veniamo dal big bang e finiremo arrostiti dal sole: l'espansione dell'Universo non lascia spazio per altre risposte.
Quindi per i singoli esseri umani è forse più utile chiedersi: da dove iniziamo? Dove finiamo?

La somma degli individui è l'umanità, ma l'umanità non è il singolo individuo.
L'umanità è un flusso continuo, è la media che divora le sfumature; il singolo individuo è la sfumatura, la sfumatura che se difficilmente lascerà il suo tratto distintivo nell'umanità, certamente per l'attore farà la differenza.

Quindi: da dove iniziamo? Dove finiamo?
Delineati con questa risposta i limiti di noi stessi, sarà facile rispondere alla domanda "chi siamo?".
Rispondendo alle prime due domande avemo un contenitore limitato, non un flusso; avremo una certezza, un limite temporale.

Più correttamente: dove inizio? Dove finisco?
Quindi: chi sono?