sabato 5 aprile 2014

Dialogo tra due amici: chi siamo?

Sono partito dalla considerazione che alcune regole e consuetudini che ci vengono date come Verità o Valori assoluti, in realtà sono totalmente arbitrarie, né assolute né tantomeno verità. Insomma sono regole sociali, quindi relative nel tempo (non sono valide da sempre né per sempre) e nello spazio (anche se oggi sono valide qui, oggi non sono valide da un'altra parte del mondo). Se tali verità facilitassero il vivere delle persone non ci sarebbe alcun problema. Il fatto è però che tali "verità" rendono la vita più difficile perché di fatto sono INNATURALI (prodotto da stratificazioni storiche di consuetudini, prassi, credenze). Nota bene che le consuetudini e la storia entrano in noi attraverso la conoscenza, quindi solo (sottolineo solo) dal momento della nascita. La storia non è dentro di noi in senso fisico (cioè il nostro passato culturale non è come il nostro passato fisico, se non nella misura in cui ha creato modificazioni concrete. Esempio darwiniano: se per trovare il cibo fossero favoriti quelli più alti di statura, ci sarebbe una selezione verso l'alto delle persone. Ma se per 1000 anni una popolazione viene indottrinata sull'esistenza di dio, i figli di questa popolazione non avrebbero questa idea dentro, non vi sarebbe quindi una modifica darwiniana. Il soggetto diviene "credente di dio" ESCLUSIVAMENTE dal momento della nascita. Non importa che la popolazione del soggetto abbia 1000 anni   di storia di parenti che credono in dio o che abbia solo la madre che lo educa che creda in dio. Il risultato non cambia. Corollario è che per assurdo, se potessi prendere un bambino del V sec avanti cristo e portarlo qui oggi, sarebbe fisicamente un bambino del V sec avanti cristo, ma culturalmente un bambino di oggi. Quindi: diventiamo persone di oggi (culturalmente) nel momento della nascita. La nostra storia inizia lì. Per noi europei la più grande fabbrica di falso valori è la chiesa!

Insomma ho iniziato a percepire un contrasto  tra ciò che sono e ciò che le fabbriche di valori dicono che dobbiamo essere. Questi valori innaturali ci creano una scarsa chiarezza, una errata comprensione della realtà: come se avessimo degli occhiali che ci annebbiano la vista e che quindi ci fanno stare male. Parlando con Matteo (che condivide) è saltato fuori un nome: Matrix! Io il film non l'ho mai visto ma mi ha dato uno spunto fantastico! Leggi la trama in internet e pensa ad una Matrix "sociale": grandissima questa frase: « Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. »

Invece, benché fai considerazioni ampie che nel complesso condivido, non sono d'accordo sulle conclusioni. Se ci pensi i 10 comandamenti non sono altro che un complesso di regole fondamentali per LA CIVILE CONVIVENZA quando le leggi e l'ONU non esistevano. Tutte le grandi religioni riprendono gli stessi concetti. Insomma qualcuno (Gesù, Maometto & soci) illuminato ha fornito regole generali di condivisione sociale e per farle rispettare ha introdotto un Giudice Supremo che fornisce il premio finale (paradiso) o punizione (inferno). E quindi oggi a cosa serve la chiesa con tutte le sue sovrastrutture? Non lo so, ma per molti è l'unica consolazione al terrore di annichilimento insito nella morte

In realtà le tue conclusioni mi sembrano viziate da una visione troppo individualistica: nel senso che come riconosci ogni individuo è anche frutto dell'evoluzione della società nel bene e nel male. Nel bene perché senza questo ci prenderemmo ancora a colpi di clava per la supremazia l'uno sull'altro. Nel male per costrizioni sociali che che come individui non condividiamo. Eppure la società si evolve e si apre: l'eutanasia o i diritti ai gay un tempo erano inconcepibili...

Ecco i 10 comandamenti:
Io sono il Signore Dio Tuo:Non avrai altro Dio fuori di me (INUTILE)
Non nominare il nome di Dio invano (INUTILE)
Ricordati di santificare le feste (INUTILE)
Onora il Padre e la Madre (ovvio)
Non uccidere (ovvio)
Non commettere atti impuri (tutto da capire quali sarebbero...)
Non rubare (ovvio)
Non dire falsa testimonianza
Non desiderare la donna d'altri (perché no?)
Non desiderare la roba d'altri    (=non rubare)

I ogni caso non mi sembra che prima dei dieci comandamenti ci fosse il far west e tutti uccidevano le madri, rubassero ecc. Tutte le civiltá precedenti (quella ellenica in primis) erano già avanti. A proposito della morte: la civiltà ellenica e romana  non si preoccupava di cosa ci fosse dopo la morte. L'opinione più diffusa era che la sopravvivenza dell'anima fosse una favola. Nessuna dottrina insegnava che nella morte ci fosse qualcosa oltre il cadavere. Vedi: Anche il chiederci cosa c'è dopo non è assoluto. Non è sempre stato così (né lo sarà). Comunque sia ben chiaro che non voglio convincerti del mio pensiero. Voglio solo dire che ognuno di noi è legittimato ad elaborarne uno proprio, con alla base certamente dei valori universali e condivisi (che non sono certo quelli della chiesa...)

Credo di aver capito ciò che intendi e penso sia giusto avere un'opinione personale di quello che ci circonda, che a volte è mascherato di ipocrisia e ostentazione.

Qualunque manifestazione dell'uomo evidenzia  la relatività dei valori.
Guarda il lavoro, che ci viene venduto come valore assoluto...ma non si parla della qualità del lavoro, del lavoro che assecondi le attitudini delle persone, del tempo che il lavoro sottrae alla crescita personale, che obbliga spesso a relegare ai ritagli di tempo gli affetti, le passioni. Pensa ad una società in cui sia vietato il lavoro full time, in cui le persone possano stare con i propri figli, o fare corsi di lingua o teatro o fare volontariato, o studiare per aumentare la propria cultura personale e migliorare se stessi. Il miglioramento di sé stessi, dei singoli individui, non può che portare al miglioramento dell'umanità: il miglioramento del singolo comporta il miglioramento dell'insieme.  Questo è un, chiamiamolo, super valore. Altro che il lavoro. Il lavoro serve a chi ci governa in primis. La frase "il lavoro nobilita l'uomo" appartiene a quelle frasi che chiamo sudditivizzanti, che ti rendono suddito (un'altra, vedi un po' tu da dove deriva...) è "gli ultimi saranno i primi". Certo! E avanti a...novanta gradi! 

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