Questa notte ho avuto una visione. Non ricordo se mi sono svegliato in seguito ad essa o se la testa si è messa a pensare per far passare il tempo e...zack...sono stato "illuminato". Chissà. Di solito le "visioni" mi vengono mentre pedalo in salita o mentre cammino in montagna, ma è il letto che mi ha suggerito questo pensiero.
Tutto nasce da una cosa insignificante (chi legge - se qualcuno mai leggerà - non rida): venerdì mia mamma torna dalla sua ricerca di funghi. E' andata nel solito posto in cui va da sempre, da quando io ero bambino e mi portava con sè.
Realizzo che per me il sempre è un concetto ben definito nel tempo: "da sempre" equivale a "da quando sono nato". La mia storia (e la vostra) iniziano lì, dalla nascita.
Immagino quindi il flusso della storia come un fiume di tanti esseri umani che partono da un tempo distantissimo. In questo flusso io vengo inserito nel momento in cui nasco e da questo flusso uscirò nel momento in cui morirò.
Passaggio (logico) estremo: durante la nostra formazione scolastica siamo informati (dagli insegnanti che rispettano in linea di massima i programmi ministeriali) di tutta la storia, partendo dalla preistoria fino a...dove si riesce ad arrivare.
Purtroppo per diverse ragioni la storia contemporanea e moderna viene trattata in modo superficiale, come ogni argomento che per collocazione temporale sia esaminato alla fine.
Ecco: da questo nasce che, salvo eccezzioni, sappiamo più della storia dell'antica Roma, della Rivoluzione Francese o del Feudalesimo che di quanto accaduto cinquanta anni fa.
Certo: capire da dove arriviamo è importante, ma sapere chi siamo lo è di più.
I giovani crescono a scuola studiando un mondo che non li appartiene (che non appartiene più a nessuno) e ignorano un mondo che si muove attorno a loro: la loro formazione è avulsa dalla realtà.
Conseguenza: quando entrano nella realtà sono impreparati. E' come se avessero studiato latino per 15 anni ed poi entrassero in un libreria dove,
ovviamente, tutti i libri sono scritti in italiano: si sentiranno a
disagio e non potranno provare interesse per quello che viene offerto loro
(anche se straordinario).
Questo essere impreparati quindi ha diverse conseguenze (anche gravi):
- il giovane entrando in un mondo che non conosce tende a rimanere nel mondo (oggi virtuale) che lo ha accompagnato durante la sua crescita (social network, Facebook ecc): questo fornisce a lui delle certezze e sicurezze
- il giovane difficilmente si avvicinerà alla vita "politica"
- il giovane soffrirà di un distacco generazionale con i propri genitori, che hanno vissuto (e proprio lì hanno avuto la loro vera formazione) ciò che lui non ha mai studiato e non conosce.
In sintesi: i giovani di oggi sono "persi" nel mondo reale perchè passano 15 anni chiusi in una camera a studiare il "troppo" passato, tralasciano il presente "adulto" (quanto accade intorno a loro ora o è accaduto attorno ai loro genitori alla comprensione del quale non sono guidati da nessuno se non da un casuale "spizzicottare" da televisione o notizie giunte per caso), a favore del presente "giovane" (social network, rapporti di amicizia, giochi di ruolo, internet che a loro poco o nulla serviranno per capire il mondo adulto con il quale dovranno poi rapportarsi).
Quindi? Quindi:
- studio della storia "antica" fino all'età di 10 anni, utilizzando strumenti visivi (film creati per la didattica)
- analisi del concetto di tempo e di differenze tra il passato e l'oggi (le persone devono avere chiara la loro collocazione nel flusso della storia, la dimensione di questo flusso e laro dimensione inquesto flusso)
- studio dai 10 anni fino al termine dell'istruzione della "storia genitoriale" (concetto nuovo).
La storia genitoriale è la storia che va dall'anno di nascita dei propri genitori fino all'età contemporanea.
Questo passaggio è fondamentale perchè esso creerà una unione fra le generazioni, aprirà nuovi canali di dialogo tra genitori e figli, creerà giovani pronti a vivere nel mondo degli adulti e quindi favorevoli all'abbandono dei loro "strumenti giocattoli" (internet, social network ecc) o predisposti ad utilizzarli come "strumenti adulti", tenderà ad eliminare il disagio giovanile (creato dal trovarsi da un giorno all'altro in un mondo che non si conosce).
Per andare oltre: piantare semi diversi (lo studio moderno della "storia genitoriale") potrà portare anche frutti diversi. Come un muscolo che allenato sempre dagli stessi esercizi, raggiunto il massimo stato di forma, con sempre maggior difficoltà potrà migliorare, così anche il cervello stimolato sistematicamente dagli stessi metodi e concetti, difficilmente potrà portare nuove "genialità".
Le nuove "genialità" (nuove idee, nuove proposte, rottura dei soliti schemi) potranno essere stimolate da, per tornare nella metafora dei semi, una rotazione delle colture (o, perdonatemi il gioco di parole, rotazione delle culture).
domenica 30 settembre 2012
martedì 25 settembre 2012
Della morte
Questo blog sarà per me una specie di blocchetto degli appunti e quindi spesso le riflessioni in esso contenute non avranno una successione ideale. Non escludo che se qualcosa di buono ne viene fuori (ci vorrà del tempo e molta fortuna) magari metterò ordine a questi pensieri.
Ecco che iniziare un blog che vorrebbe dare indicazioni per vivere una vita facile, felice, dall'argomento della morte, può sembrare strano.
E invece sono convinto che sia proprio dalla fine della nostra storia, dall'ultima pagina del nostro libro, che sia necessario partire.
Primo punto: il nostro libro avrà un ultima pagina?
Come è stupido l'uomo! Come è stupida la razza umana che nasconde ciò che non conosce, che veste le evidenze con nebulose teorie, che chiude gli occhi quando ha paura e, come un automobilista preso da panico, va a sbattere ancora più forte e si rovina la vita!
La morte, dipinta scura e tetra, come cosa "altra" dal nostro intimo essere, lontana e minacciosa!
Che orrore ci portiamo dietro da sempre, orrore che non solo ci confonde le idee, ma ci fa vivere peggio!
Noi dobbiamo vivere al meglio e quale stimolo migliore è sapere che la nostra vita ha una fine? Cosa più della consapevolezza della nostra fine ci deve far vivere la nostra vita nel migliore dei modi?
Quanto sono più preziose le cose non illimitate? Oggi apro il rubinetto ed esce acqua a volontà: posso bere senza difficoltà. Ma se fossi nel deserto, quanto più preziosa sarebbe quell'acqua?
La morte ci da la misura della vita e ne evidenzia la straordinarietà: è grazie alla morte che acquista peso il nostro vivere. Non possiamo accontentarci, non possiamo rimandare a domani, non dobbiamo sacrificare l'oggi per un futuro che non è, per noi, infinito (né certo).
Agiamo oggi, ridimensionaimo i nostri problemi perchè non possono rovinare questo istante che casualmente ci troviamo a vivere!
E poi spogliamo la morte dalle vesti tetre e scure del male, andiamo oltre le consuetudini, le tradizioni, le religioni, le idee della massa. Noi non siamo la massa.
E' sconvolgente come le persone affidino la comprensione di eventi naturali (come la morte), a religiosi, fattucchiere, santoni; o alla tradizione (la peggiore) o alla consuetudine.
Nessun erudito o religioso può sapere dell'argomento più di quanto ne sappiamo io e voi che leggete, semplicemente perchè nessuno è morto e poi è tornato per dirci cosa c'è dopo.
Bene: allora partiamo dai fatti, dalle evidenze, e diamo il giusto senso alla nostra fine.
Primo fatto: la morte è comune a tutti gli esseri viventi.
Conseguenza del primo fatto: la morte è NATURALE.
Osservazione: anche la nascita è comune a tutti gli esseri viventi e anche la nascita è naturale.
La morte, come la nascita, fa parte della vita e come scritto sopra è proprio grazie ad essa che la nostra vita acquista valore (dobbiamo cercare la qualità nella vita).
Secondo fatto: dopo la morte nessuno sa cosa ci sia (non ascoltate religiosi offuscati e confusi o moderni santoni).
Conseguenza: la cosa più probabile è che dopo la morte non ci sia nulla.
Spiegare questo nulla non è facile perchè per l'essere umano non può pensare a qualcosa senza "mettervisi" dentro come osservatore. Il nulla che intendo è il nulla ASSOLUTO: nessun'ombra, nessuan energia, nessuna anima, nessun osservatore. Il nulla assoluto che intendo non può essere immaginato o visualizzato, può solo esser capito.
Una riflessione: l'essere dopo la morte tipico di tutte le religioni, lascia sempre, come dire...un capitolo aperto. Un'anima che soffre in qualche inferno o si sollazza in un paradiso; un'anima reincarnata in una farfalla o in un ippopotamo o in un'altra persona magari ricca o magari delinquente ai margini della società. Questa visione a capitolo aperto non solo è ridicola e illogica ma per quanto detto sopra, toglie anche valore alla morte: ci fa intendere che se siamo bravi in vita poi andremo in paradiso, ci fa rimandare il vivere oggi per un beneficio domani...ORRORE!
Dobbiamo essere bravi oggi non per andare in paradiso dopo la morte o per reincarnarci in una colomba piuttosto che in un lombrico, ma per migliorare noi stessi e gli altri durante la vita!
La mia (e magari di altri: non sono certo un erudito appassionato lettore di filosofia o teologia) teoria del "capitolo chiuso" permette inoltre un'apertura come dire...inaspettata (ma difficile da spiegare).
Quando noi chiudiamo il "nostro capitolo" ci sarà sicuramente qualcun'altro che apre il proprio libro o qualcuno che del libro è già a metà, o alla seconda pagina o quasi alla fine.
E' nellà vita degli altri e solo nella vita degli altri che può continuare la vita (non, attenzione, la nostra vita: la nostra è finita, è un capitolo chiuso). Il mio IO non esiste più (in modo assoluto), ma esistono altri io coscenti che portano avanti la vita (la loro).
Come dicevo: difficile da spiegare!
Ovviamente quanto esposto (maldestramente) sopra, presuppone che non esista nessun dio creatore e che della nostra preziosissima vita dobbiamo rendere conto solo a noi stessi.
Per questo sono nelle nostre mani le scelte morali, il capire cosa è bene e cosa non è bene. Siamo noi al centro del mondo e non abbiamo più scuse: se facciamo del bene è perchè noi vogliamo farlo e diffondere il bene; se facciamo del male possiamo incolpare solo noi.
Dobbiamo capire cosa sia il bene e il male senza demandare questa scelta a sistemi cresciuti in millenni di storia spesso contraddittoria, confusa, pilotata.
Dobbiamo dedicare del tempo a pensare cosa è bene e cosa non è bene e mai dobbiamo fidarci di chi ci offre la risposta a questa domanda. Possiamo certo avere dei suggerimenti, discuterne, ma MAI ascolatre chi dice di avere la VERITA'.
Dobbiamo liberare la nostra mente da questa morchia millenaria che spesso soffoca l'intelligenza, rovina l'esistenza, dà giudizi ed è alla base delle leggi.
Il nostro unico parametro deve essere ciò che non è inquinato dagli schemi umani e da questo dobbiamo partire: la natura.
Come la natura ci rende chiaro la necessità e la naturalità della morte (tutto in natura muore - un animale, una pianta, un insetto - senza tante cerimonie e senza paradisi, inferni, incappucciati con la falce o lugubri teschi), così dalla natura dobbiamo attingere per crearci una regola di vita.
Su questo tornerò (se avrò voglia di passare un'altra ora davanti al pc - preferisco un giro in mountain bike!) parlando del senso di colpa (uno dei mali peggiori dell'uomo) e della terminologia da adottare per dare valore alle nostre scelte (potere/dovere/esser opportuno/esser necessario).
Ecco che iniziare un blog che vorrebbe dare indicazioni per vivere una vita facile, felice, dall'argomento della morte, può sembrare strano.
E invece sono convinto che sia proprio dalla fine della nostra storia, dall'ultima pagina del nostro libro, che sia necessario partire.
Primo punto: il nostro libro avrà un ultima pagina?
Come è stupido l'uomo! Come è stupida la razza umana che nasconde ciò che non conosce, che veste le evidenze con nebulose teorie, che chiude gli occhi quando ha paura e, come un automobilista preso da panico, va a sbattere ancora più forte e si rovina la vita!
La morte, dipinta scura e tetra, come cosa "altra" dal nostro intimo essere, lontana e minacciosa!
Che orrore ci portiamo dietro da sempre, orrore che non solo ci confonde le idee, ma ci fa vivere peggio!
Noi dobbiamo vivere al meglio e quale stimolo migliore è sapere che la nostra vita ha una fine? Cosa più della consapevolezza della nostra fine ci deve far vivere la nostra vita nel migliore dei modi?
Quanto sono più preziose le cose non illimitate? Oggi apro il rubinetto ed esce acqua a volontà: posso bere senza difficoltà. Ma se fossi nel deserto, quanto più preziosa sarebbe quell'acqua?
La morte ci da la misura della vita e ne evidenzia la straordinarietà: è grazie alla morte che acquista peso il nostro vivere. Non possiamo accontentarci, non possiamo rimandare a domani, non dobbiamo sacrificare l'oggi per un futuro che non è, per noi, infinito (né certo).
Agiamo oggi, ridimensionaimo i nostri problemi perchè non possono rovinare questo istante che casualmente ci troviamo a vivere!
E poi spogliamo la morte dalle vesti tetre e scure del male, andiamo oltre le consuetudini, le tradizioni, le religioni, le idee della massa. Noi non siamo la massa.
E' sconvolgente come le persone affidino la comprensione di eventi naturali (come la morte), a religiosi, fattucchiere, santoni; o alla tradizione (la peggiore) o alla consuetudine.
Nessun erudito o religioso può sapere dell'argomento più di quanto ne sappiamo io e voi che leggete, semplicemente perchè nessuno è morto e poi è tornato per dirci cosa c'è dopo.
Bene: allora partiamo dai fatti, dalle evidenze, e diamo il giusto senso alla nostra fine.
Primo fatto: la morte è comune a tutti gli esseri viventi.
Conseguenza del primo fatto: la morte è NATURALE.
Osservazione: anche la nascita è comune a tutti gli esseri viventi e anche la nascita è naturale.
La morte, come la nascita, fa parte della vita e come scritto sopra è proprio grazie ad essa che la nostra vita acquista valore (dobbiamo cercare la qualità nella vita).
Secondo fatto: dopo la morte nessuno sa cosa ci sia (non ascoltate religiosi offuscati e confusi o moderni santoni).
Conseguenza: la cosa più probabile è che dopo la morte non ci sia nulla.
Spiegare questo nulla non è facile perchè per l'essere umano non può pensare a qualcosa senza "mettervisi" dentro come osservatore. Il nulla che intendo è il nulla ASSOLUTO: nessun'ombra, nessuan energia, nessuna anima, nessun osservatore. Il nulla assoluto che intendo non può essere immaginato o visualizzato, può solo esser capito.
Una riflessione: l'essere dopo la morte tipico di tutte le religioni, lascia sempre, come dire...un capitolo aperto. Un'anima che soffre in qualche inferno o si sollazza in un paradiso; un'anima reincarnata in una farfalla o in un ippopotamo o in un'altra persona magari ricca o magari delinquente ai margini della società. Questa visione a capitolo aperto non solo è ridicola e illogica ma per quanto detto sopra, toglie anche valore alla morte: ci fa intendere che se siamo bravi in vita poi andremo in paradiso, ci fa rimandare il vivere oggi per un beneficio domani...ORRORE!
Dobbiamo essere bravi oggi non per andare in paradiso dopo la morte o per reincarnarci in una colomba piuttosto che in un lombrico, ma per migliorare noi stessi e gli altri durante la vita!
La mia (e magari di altri: non sono certo un erudito appassionato lettore di filosofia o teologia) teoria del "capitolo chiuso" permette inoltre un'apertura come dire...inaspettata (ma difficile da spiegare).
Quando noi chiudiamo il "nostro capitolo" ci sarà sicuramente qualcun'altro che apre il proprio libro o qualcuno che del libro è già a metà, o alla seconda pagina o quasi alla fine.
E' nellà vita degli altri e solo nella vita degli altri che può continuare la vita (non, attenzione, la nostra vita: la nostra è finita, è un capitolo chiuso). Il mio IO non esiste più (in modo assoluto), ma esistono altri io coscenti che portano avanti la vita (la loro).
Come dicevo: difficile da spiegare!
Ovviamente quanto esposto (maldestramente) sopra, presuppone che non esista nessun dio creatore e che della nostra preziosissima vita dobbiamo rendere conto solo a noi stessi.
Per questo sono nelle nostre mani le scelte morali, il capire cosa è bene e cosa non è bene. Siamo noi al centro del mondo e non abbiamo più scuse: se facciamo del bene è perchè noi vogliamo farlo e diffondere il bene; se facciamo del male possiamo incolpare solo noi.
Dobbiamo capire cosa sia il bene e il male senza demandare questa scelta a sistemi cresciuti in millenni di storia spesso contraddittoria, confusa, pilotata.
Dobbiamo dedicare del tempo a pensare cosa è bene e cosa non è bene e mai dobbiamo fidarci di chi ci offre la risposta a questa domanda. Possiamo certo avere dei suggerimenti, discuterne, ma MAI ascolatre chi dice di avere la VERITA'.
Dobbiamo liberare la nostra mente da questa morchia millenaria che spesso soffoca l'intelligenza, rovina l'esistenza, dà giudizi ed è alla base delle leggi.
Il nostro unico parametro deve essere ciò che non è inquinato dagli schemi umani e da questo dobbiamo partire: la natura.
Come la natura ci rende chiaro la necessità e la naturalità della morte (tutto in natura muore - un animale, una pianta, un insetto - senza tante cerimonie e senza paradisi, inferni, incappucciati con la falce o lugubri teschi), così dalla natura dobbiamo attingere per crearci una regola di vita.
Su questo tornerò (se avrò voglia di passare un'altra ora davanti al pc - preferisco un giro in mountain bike!) parlando del senso di colpa (uno dei mali peggiori dell'uomo) e della terminologia da adottare per dare valore alle nostre scelte (potere/dovere/esser opportuno/esser necessario).
mercoledì 19 settembre 2012
Gli accessori inutili
Il vivere inevitabilmente pone la persona di fronte ad alcune difficoltà, decisioni da prendere, problemi da risolvere. Vivere nella nostra società non è facile (è facile procacciarsi il cibo - basta andare al supermercato), ma guadagnarsi il denaro per acquistare il cibo e mantenere normali rapporti sociali può essere complicato.
Dato per scontato quanto sopra, è evidente che dove è possibile, è opportuno facilitarsi l'esistenza, non creando problemi dove non ve ne sono. Il primo luogo dove possiamo lavorare per renderci la vita facile (offrire degli spunti per vivere una "vita facile" è lo scopo di quanto verrà scritto in questo blog) è la nostra persona: NOI STESSI.
Gli essere umani sono tanti e sono diversi tra loro e alcuni hanno caratteristiche che rendono loro la vita facile (l'essere affabili, l'esser positivi, l'essere comprensivi) e altri hanno invece caratteristiche che rendono la vita PIU' difficile di quanto in realtà sia.
Queste caratteristiche sono quelle che io chiamo gli accessori inutili.
Mi piace raffigurare queste caratteristiche come accessori di noi stessi e non parte di noi stessi, per una ragione ben precisa: gli accessori inutili, una volta individuati, possono essere eliminati.
Alcune nostre caratteristiche, che per abitudine consideriamo costituenti il nostro IO (pensiamo di esser fatti così), in realtà sono solo degli accessori: qualcosa quindi che si può (e in taluni casi si deve: per il nostro bene) ELIMINARE.
La lista degli accessori inutili, che minano alla base la possibilità di aspirare ad una vita facile (e quindi felice), potrebbe essere numerosissima. Io, ne ho individuati alcuni (i più evidenti). Eccoli:
- GELOSIA
- ARROGANZA
- ANSIA
- INTOLLERANZA
- SACCENZA
- SENSO DI SUPERIORITA'
Se qualche lettore del mio blog volesse aggiungerne altri ben venga.
Questi accessori inutili, come un neo che debba essere asportato chilurgicamente, possono essere asportati da noi stessi per un fine nobile e che dobbiamo necessariamente perseguire (per non essere degli stupidi): stare MEGLIO.
Non credo alla dicotomia anima/corpo (che ritengo abbia rovinato e rovini la vita a molti - ma di questa dicotomia parlerò in altro post): per tale ragione anche le nostre caratteristiche di carattere (perdonate il gioco di parole), possono essere eliminate.
Esempio al limite: se nasco con un dito in più me lo farò togliere, perchè è un accessorio inutile.
Se nasco geloso, devo asportarmi questa caratteristica.
Come? Con l'intelligenza e la logica, guidati dalla luce che, come ho detto, dobbiamo seguire: una vita FACILE per stare MEGLIO (e alla fine stare BENE).
Preferite essere gelosi o stare bene? Il vostro essere intolleranti non vi fa forse stare male?
Impariamo a togliere a noi stessi ciò che fa male a noi stessi e agli altri e non potremmo che essere felici.
Dato per scontato quanto sopra, è evidente che dove è possibile, è opportuno facilitarsi l'esistenza, non creando problemi dove non ve ne sono. Il primo luogo dove possiamo lavorare per renderci la vita facile (offrire degli spunti per vivere una "vita facile" è lo scopo di quanto verrà scritto in questo blog) è la nostra persona: NOI STESSI.
Gli essere umani sono tanti e sono diversi tra loro e alcuni hanno caratteristiche che rendono loro la vita facile (l'essere affabili, l'esser positivi, l'essere comprensivi) e altri hanno invece caratteristiche che rendono la vita PIU' difficile di quanto in realtà sia.
Queste caratteristiche sono quelle che io chiamo gli accessori inutili.
Mi piace raffigurare queste caratteristiche come accessori di noi stessi e non parte di noi stessi, per una ragione ben precisa: gli accessori inutili, una volta individuati, possono essere eliminati.
Alcune nostre caratteristiche, che per abitudine consideriamo costituenti il nostro IO (pensiamo di esser fatti così), in realtà sono solo degli accessori: qualcosa quindi che si può (e in taluni casi si deve: per il nostro bene) ELIMINARE.
La lista degli accessori inutili, che minano alla base la possibilità di aspirare ad una vita facile (e quindi felice), potrebbe essere numerosissima. Io, ne ho individuati alcuni (i più evidenti). Eccoli:
- GELOSIA
- ARROGANZA
- ANSIA
- INTOLLERANZA
- SACCENZA
- SENSO DI SUPERIORITA'
Se qualche lettore del mio blog volesse aggiungerne altri ben venga.
Questi accessori inutili, come un neo che debba essere asportato chilurgicamente, possono essere asportati da noi stessi per un fine nobile e che dobbiamo necessariamente perseguire (per non essere degli stupidi): stare MEGLIO.
Non credo alla dicotomia anima/corpo (che ritengo abbia rovinato e rovini la vita a molti - ma di questa dicotomia parlerò in altro post): per tale ragione anche le nostre caratteristiche di carattere (perdonate il gioco di parole), possono essere eliminate.
Esempio al limite: se nasco con un dito in più me lo farò togliere, perchè è un accessorio inutile.
Se nasco geloso, devo asportarmi questa caratteristica.
Come? Con l'intelligenza e la logica, guidati dalla luce che, come ho detto, dobbiamo seguire: una vita FACILE per stare MEGLIO (e alla fine stare BENE).
Preferite essere gelosi o stare bene? Il vostro essere intolleranti non vi fa forse stare male?
Impariamo a togliere a noi stessi ciò che fa male a noi stessi e agli altri e non potremmo che essere felici.
mercoledì 12 settembre 2012
Non solo, quindi
Ecco che per condividere alcune considerazioni personali (chissà se poi questo blog avrà mai un lettore!), creo quest'altro blog nel quale mi piacerebbe discutere di noi stessi, delle nostre scelte e delle risposte alle domande che spesso ci poniamo, nei momenti difficili ma anche in quelli felici della nostra vita.
Quindi un blog dove si tratterà della filosofia: riflessioni per capire cosa è la vita e come condurla nel modo a noi più congeniale.
Evviva.
Quindi un blog dove si tratterà della filosofia: riflessioni per capire cosa è la vita e come condurla nel modo a noi più congeniale.
Evviva.
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