Questo blog sarà per me una specie di blocchetto degli appunti e quindi spesso le riflessioni in esso contenute non avranno una successione ideale. Non escludo che se qualcosa di buono ne viene fuori (ci vorrà del tempo e molta fortuna) magari metterò ordine a questi pensieri.
Ecco che iniziare un blog che vorrebbe dare indicazioni per vivere una vita facile, felice, dall'argomento della morte, può sembrare strano.
E invece sono convinto che sia proprio dalla fine della nostra storia, dall'ultima pagina del nostro libro, che sia necessario partire.
Primo punto: il nostro libro avrà un ultima pagina?
Come è stupido l'uomo! Come è stupida la razza umana che nasconde ciò che non conosce, che veste le evidenze con nebulose teorie, che chiude gli occhi quando ha paura e, come un automobilista preso da panico, va a sbattere ancora più forte e si rovina la vita!
La morte, dipinta scura e tetra, come cosa "altra" dal nostro intimo essere, lontana e minacciosa!
Che orrore ci portiamo dietro da sempre, orrore che non solo ci confonde le idee, ma ci fa vivere peggio!
Noi dobbiamo vivere al meglio e quale stimolo migliore è sapere che la nostra vita ha una fine? Cosa più della consapevolezza della nostra fine ci deve far vivere la nostra vita nel migliore dei modi?
Quanto sono più preziose le cose non illimitate? Oggi apro il rubinetto ed esce acqua a volontà: posso bere senza difficoltà. Ma se fossi nel deserto, quanto più preziosa sarebbe quell'acqua?
La morte ci da la misura della vita e ne evidenzia la straordinarietà: è grazie alla morte che acquista peso il nostro vivere. Non possiamo accontentarci, non possiamo rimandare a domani, non dobbiamo sacrificare l'oggi per un futuro che non è, per noi, infinito (né certo).
Agiamo oggi, ridimensionaimo i nostri problemi perchè non possono rovinare questo istante che casualmente ci troviamo a vivere!
E poi spogliamo la morte dalle vesti tetre e scure del male, andiamo oltre le consuetudini, le tradizioni, le religioni, le idee della massa. Noi non siamo la massa.
E' sconvolgente come le persone affidino la comprensione di eventi naturali (come la morte), a religiosi, fattucchiere, santoni; o alla tradizione (la peggiore) o alla consuetudine.
Nessun erudito o religioso può sapere dell'argomento più di quanto ne sappiamo io e voi che leggete, semplicemente perchè nessuno è morto e poi è tornato per dirci cosa c'è dopo.
Bene: allora partiamo dai fatti, dalle evidenze, e diamo il giusto senso alla nostra fine.
Primo fatto: la morte è comune a tutti gli esseri viventi.
Conseguenza del primo fatto: la morte è NATURALE.
Osservazione: anche la nascita è comune a tutti gli esseri viventi e anche la nascita è naturale.
La morte, come la nascita, fa parte della vita e come scritto sopra è proprio grazie ad essa che la nostra vita acquista valore (dobbiamo cercare la qualità nella vita).
Secondo fatto: dopo la morte nessuno sa cosa ci sia (non ascoltate religiosi offuscati e confusi o moderni santoni).
Conseguenza: la cosa più probabile è che dopo la morte non ci sia nulla.
Spiegare questo nulla non è facile perchè per l'essere umano non può pensare a qualcosa senza "mettervisi" dentro come osservatore. Il nulla che intendo è il nulla ASSOLUTO: nessun'ombra, nessuan energia, nessuna anima, nessun osservatore. Il nulla assoluto che intendo non può essere immaginato o visualizzato, può solo esser capito.
Una riflessione: l'essere dopo la morte tipico di tutte le religioni, lascia sempre, come dire...un capitolo aperto. Un'anima che soffre in qualche inferno o si sollazza in un paradiso; un'anima reincarnata in una farfalla o in un ippopotamo o in un'altra persona magari ricca o magari delinquente ai margini della società. Questa visione a capitolo aperto non solo è ridicola e illogica ma per quanto detto sopra, toglie anche valore alla morte: ci fa intendere che se siamo bravi in vita poi andremo in paradiso, ci fa rimandare il vivere oggi per un beneficio domani...ORRORE!
Dobbiamo essere bravi oggi non per andare in paradiso dopo la morte o per reincarnarci in una colomba piuttosto che in un lombrico, ma per migliorare noi stessi e gli altri durante la vita!
La mia (e magari di altri: non sono certo un erudito appassionato lettore di filosofia o teologia) teoria del "capitolo chiuso" permette inoltre un'apertura come dire...inaspettata (ma difficile da spiegare).
Quando noi chiudiamo il "nostro capitolo" ci sarà sicuramente qualcun'altro che apre il proprio libro o qualcuno che del libro è già a metà, o alla seconda pagina o quasi alla fine.
E' nellà vita degli altri e solo nella vita degli altri che può continuare la vita (non, attenzione, la nostra vita: la nostra è finita, è un capitolo chiuso). Il mio IO non esiste più (in modo assoluto), ma esistono altri io coscenti che portano avanti la vita (la loro).
Come dicevo: difficile da spiegare!
Ovviamente quanto esposto (maldestramente) sopra, presuppone che non esista nessun dio creatore e che della nostra preziosissima vita dobbiamo rendere conto solo a noi stessi.
Per questo sono nelle nostre mani le scelte morali, il capire cosa è bene e cosa non è bene. Siamo noi al centro del mondo e non abbiamo più scuse: se facciamo del bene è perchè noi vogliamo farlo e diffondere il bene; se facciamo del male possiamo incolpare solo noi.
Dobbiamo capire cosa sia il bene e il male senza demandare questa scelta a sistemi cresciuti in millenni di storia spesso contraddittoria, confusa, pilotata.
Dobbiamo dedicare del tempo a pensare cosa è bene e cosa non è bene e mai dobbiamo fidarci di chi ci offre la risposta a questa domanda. Possiamo certo avere dei suggerimenti, discuterne, ma MAI ascolatre chi dice di avere la VERITA'.
Dobbiamo liberare la nostra mente da questa morchia millenaria che spesso soffoca l'intelligenza, rovina l'esistenza, dà giudizi ed è alla base delle leggi.
Il nostro unico parametro deve essere ciò che non è inquinato dagli schemi umani e da questo dobbiamo partire: la natura.
Come la natura ci rende chiaro la necessità e la naturalità della morte (tutto in natura muore - un animale, una pianta, un insetto - senza tante cerimonie e senza paradisi, inferni, incappucciati con la falce o lugubri teschi), così dalla natura dobbiamo attingere per crearci una regola di vita.
Su questo tornerò (se avrò voglia di passare un'altra ora davanti al pc - preferisco un giro in mountain bike!) parlando del senso di colpa (uno dei mali peggiori dell'uomo) e della terminologia da adottare per dare valore alle nostre scelte (potere/dovere/esser opportuno/esser necessario).
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