mercoledì 30 aprile 2014

Il nostro futuro: un’ipotesi fantascientifica

Per creare il futuro bisogna staccarsi dal presente; l’evoluzione è garantita e facile, ma lenta.
Vogliamo disegnare uno scenario futuro diverso, fantascientifico – ma non troppo. Allora chiediamo aiuto alla ri-evoluzione, la nostra rivoluzione evolutiva. Un passo avanti, quindi, rivoluzionario.

Stralci di articoli di giornali del futuro.

30 aprile 2047: La legge “part time” dopo due anni di applicazione

Dopo due anni dalla applicazione della normativa europea che ha vietato il lavoro full time, creando l’obbligo per le aziende di assumere esclusivamente i lavoratori con contratto a tempo parziale, è stato fatto un primo bilancio per  analizzare gli effetti di questa norma che era stata da molti criticata e da tutti definita come rivoluzionaria.
Fino dal primo mese di applicazione la disoccupazione era calata del 95%, eliminando di fatto il problema della ricerca del posto di lavoro e creando nei cittadini un diffuso ottimismo nei confronti del futuro, con ripercussioni positive inaspettate sulla vendita delle merci, sul mercato immobiliare e sull’aumento delle nascite. L’aumento - come era stato criticamente definito – “artificiale” dei posti di lavoro e la conseguente maggiore disponibilità di scelta, ha permesso alle persone di scegliere il lavoro in base alle proprie attitudini, desideri e capacità. L’avere persone più motivate ha in modo inaspettato aumentato il rendimento dei lavoratori stessi e quindi è incrementata di fatto la produttività del personale e di conseguenza delle aziende. Il minor stress lavorativo ha portato inoltre ad una drastica diminuzione degli infortuni sul lavoro e delle richieste di malattia. Le aziende, quindi, hanno beneficiato oltre che della maggior produttività, anche della minor fragilità dei lavoratori a vantaggio inoltre del sistema sanitario nazionale. La legge “part time” inoltre ha permesso di eliminare le gravi conseguenze sociali legate alla eliminazione dell’istituto della pensione, avvenuto come tutti sanno con il decreto legislativo del 23 febbraio 2045. L’eliminazione della pensione, con l’obbligo per tutti di lavorare, compatibilmente con le proprie condizioni di salute, fino alla totale inabilità a svolgere qualsiasi mansione, aveva infatti sottratto preziose risorse al mondo del volontariato e dell’assistenza famigliare. La normativa, battezzata subito “l’ammazza nonni”, aveva di fatto eliminato la figura del nonno nel ménage famigliare, creando gravissimo disagio per numerose famiglie. La recente normativa non solo ha eliminato il problema, ma ha anche permesso ai genitori di recuperare quel ruolo primario nel processo educativo dei figli che oramai da tempo era stato abbandonato. Ricordiamo inoltre che una corrente della sociologia aveva sottolineato come i bambini cresciuti in parte dai nonni e in parte dalle strutture pubbliche (scuola primaria e secondaria) portassero con sé la contraddizione di uno stimolo al futuro (scuola)  e di uno legame con il passato (nonni) che se da una parte era garanzia di continuità, dall’altra era freno per una totale modernità nella mente degli ora bambini e futuri adulti.
La legge “Part Time” ha quindi rimesso al centro della crescita dei figli i genitori, anche grazie ai corsi a basso costo organizzati sul territorio dal Governo nazionale e sostenuti dal Governo Europeo.
Questi corsi, che trattano di diversi argomenti a scelta da parte del cittadino e che si svolgono nei presìdi culturali nazionali, hanno permesso di sviluppare, tra le altre, le tematiche delle nuove metodologie di gioco educativo, orami capisaldi della educazione infantile dei paesi riferimento (Cina e Stati Uniti), portando di fatto ad un innalzamento delle capacità dei bambini e quindi ad un migliore rendimento scolastico. Anche a causa di questo è in corso in questi giorni un Meeting Europeo, sulla riforma scolastica, per accorpare i programmi e permettere la conclusione dell’iter scolastico con la laurea all’età di 18 anni. Sempre conseguenza della legge sul lavoro a tempo parziale è stata la nascita dei succitati corsi di incremento culturale, resi obbligatori  per due volte a settimana su argomenti a scelta ma con l’obbligo di modificare gli argomenti ogni anno. Questi corsi stanno aumentando la ricchezza culturale del tessuto sociale, creando maggiore coscienza critica nelle persone, più strumenti per ragionare, maggiori innovazioni, maggiore consapevolezza di se stessi e la riduzione quasi a zero della criminalità che fonda le proprie radici nella povertà materiale e culturale. Lo spostamento di ottica dalla centralità del lavoro alla centralità della formazione della persona è stata una sfida importante ma che il quadro sopra descritto delinea come una sfida vinta e che sarà ricordata nella storia come la prima rivoluzione culturale del secolo,  secolo in cui la centralità della conoscenza  ha soppiantato la centralità del denaro, in cui il miglioramento della propria condizione ha iniziato a riferirsi alla propria cultura e non alla propria ricchezza: un secolo che pone le basi per la prospettata eliminazione del denaro come merce di scambio con il miglioramento di sé stessi  come contropartita delle proprie azioni e del proprio lavoro.

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