giovedì 30 gennaio 2014

Il primo passo

Siamo seduti di fronte ad una televisione che trasmette programmi che non ci interessano; siamo stesi sul letto e guardiamo nel vuoto cercando l'energia per reagire; siamo in piedi in autobus e ci scorre davanti agli occhi il paesaggio e su questo sfondo prendono forma i nostri pensieri.

Siamo nati venti, ventidue, trentacinque, quarantanove, cinquanta anni fa: non importa.
Abbiamo vissuto poco, un pochino o quasi niente.
Siamo andati a scuola, poi ancora a scuola e dopo ancora a scuola; siamo diventati grandi: forse un lavoro, forse una famiglia, forse una casa.

E siamo qui, seduti di fronte ad una televisione che trasmette programmi che non ci interessano; stesi sul letto guardando nel vuoto alla ricerca dell'energia per reagire; oppure in piedi, nell'autobus: ci scorre davanti agli occhi questo paesaggio, che non vediamo. Siamo distratti dai nostri pensieri: prodotti dalla mente ci scivolano davanti agli occhi, immagini semitrasparenti che hanno per sfondo la realtà.
Tutto quanto immagazzinato a scuola ci ha dato strumenti potenti per ragionare, per decidere, per capire. Ma inconsapevolmente ed in modo naturale siamo scivolati in un mondo artificiale. Il legame che la conoscenza ci ha creato con il passato ci ha reso e ci rende parte di esso.

Forse gli obiettivi che ci sono stati indicati fin dalla nascita non ci rendono felici, anche perchè nessuno si è mai preoccupato che ciò dovesse effettivamente avvenire; forse abbiamo seguito il percorso che ci è stato insegnato e abbiamo visto che la serenità è sempre domani; forse le nostre distrazioni non ci bastano più e vogliamo migliorare la qualità della nostra vita e abbiamo capito che il benessere che ci è stato venduto come scopo da raggiungere non corrisponde al nostro stare bene.

Senza premeditazione ci è stata data una misera libertà, una libertà nel contesto; senza premeditazione ci viene nascosta la vera libertà, la libertà di contesto. Nel poco tempo che abbiamo vissuto abbiamo assorbito, da bambini per osmosi e, crescendo, socialmente o scolasticamente, le regole e le "verità" che combaciano con il nostro ambiente, con il nostro contesto.
Bisogna capire che tutte le verità sono arbitrarie, scelte da altri, noti o oramai dimenticati; che i valori sono relativi; che le strutture sociali sono contingenti, nel tempo assoluto e/o nello spazio relativo; che ciò che ci dicono "giusto" in realtà non lo è, o se lo è, non se ne conoscono le fondamenta; quello che pensiamo solido in realtà è debole. Chi ci ha formato santificando il passato, ha piantato un picchetto e ci ha legati ad esso: questo picchetto è il nostro riferimento ma contemporaneamente ci trattiene dall'andare verso il futuro liberamente. Su di noi, tabula rasa, sono stati impiantati, da una parte, gli strumenti per capire, dall'altra, i limiti in cui usare questi strumenti: hanno - giustamente - usato il passato per prepararci al futuro; così facendo però hanno - ingiustamente - vincolato il futuro a ciò che è passato.

Forse è giunto il momento di fare il primo passo.





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