giovedì 30 gennaio 2014

Il lato oscuro della coppia

È importante capire se, una volta costituita, la coppia è il fine di una vita non individuale o se è il mezzo funzionale al benessere dei suoi componenti.
Se la coppia è il fine, allora è giusto sacrificare la propria persona e, anche, la propria felicità per tenere unita la coppia. È chiaro che dare un valore così preponderante alla coppia - per l'esistenza della quale il singolo potrebbe arrivare a sacrificarsi ed immolarsi - ha "senso" solo se alla sua base c'è un sacramento (nel rituale della chiesa cattolica gli sposi promettono di essere fedeli sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarsi e onorarsi tutti i giorni della propria vita).
Questa promessa sigilla una coppia (unione) indissolubile che pone l'individuo al suo servizio: la coppia diviene quasi un nuovo essere, un essere superiore, che deve essere alimentato - se necessario - dal sangue di coloro che l'hanno creato, in un vortice distruttivo in cui, nei casi estremi, per salvare la coppia se ne uccidono i componenti ottenendo la fine della coppia stessa, in un diabolico meccanismo catabolico alimentato dalla vera fede.

Anche chi non è credente, condizionato pesantemente e spesso inconsapevolmente, dalla cultura cattolica, finisce, pur in assenza di un sacramento come il matrimonio, per dare vita a un mostro ed ad alimentarlo con la propria carne. Le persone che frequentiamo, drogate dal contesto malato in cui viviamo e spesso succubi dello stesso mostro, non faranno che inneggiare al sacrificio, spesso in nome del ricordo di un passato felice senza considerare un futuro incerto.

Ma se la prospettiva cambia e la coppia è funzionale al benessere degli individui che la compongono, ecco che il mostro, con la coda tra le gambe e le orecchie basse, diviene umile servitore delle persone. Corollario di questo approccio è un'accoglienza serena della fine di una coppia  per sopraggiunti mutamenti dei soggetti che la compongono, senza trasformare in tragedia ciò che è un semplice cambiamento, certamente verso il meglio, nell'ottica che è meglio stare bene oggi che essere stati bene ieri.

Pensiamo  sempre al futuro tranne quando dobbiamo tenere insieme ciò che è finito: in questo caso l'estremo collante diviene, miracolosamente, ciò che è stato.

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